Oggi non è solo il compleanno di mia madre, è anche l’ultimo giorno dell’anno più lungo e difficile della mia breve, fortunatissima vita.
Nella seconda metà del 2023 mi si è incrinata quasi ogni singola certezza su presente, passato, futuro e la mia identità.
Il 2024 è stato un’esplosione di dolore, un’emorragia di affetti che non sembrava finire mai.
Ho attraversato deserti interiori di cui, ingenuamente, non avevo mai nemmeno temuto l’esistenza.
Perdere ci obbliga a cambiare; cambiare ci obbliga a mutilarci o anche a morire.
Io, nel mio piccolo, sono diventato questo personaggio pedante e pretenzioso che ha sempre albergato in me mentre facevo il comico in giro.
Sono cose difficili da spiegare, ma non sapete che liberazione sia dire che questo o quell’argomento non mi fa ridere.
La serietà ha sempre avuto un prezzo molto alto nella mia vita.
Credo che sia perché sono un po’ stronzo.
Sì, non sono cose a cui ho finito di pensare, ma probabilmente crescendo mi sono reso divertente perché non sono granché simpatico e per una certa paura di non avere niente da dire.
E invece guardate quanto ero sempre stato bravo a lamentarmi!
Quest’anno molta gente è uscita dalla mia vita e io sono uscito da molte altre.
In teoria sarebbero bastate un paio di queste a farmi impazzire, non so cosa ci faccio ancora qui.
Certi vuoti sono già organicamente stati riempiti da amicizie nuove e altre rinnovate, cosa che mi riempie il cuore.
Altre ferite sono più profonde e non sono ancora guarite del tutto.
Non ho veri propositi per l’anno nuovo, o almeno non li chiamerei così.
Il proposito per l’anno nuovo nella mia testa è diretto a qualcosa che non si è mai fatto e io di novità sto facendo indigestione.
Nel 2025, che per il mio segno zodiacale si preannuncia foriero di nuova positività, voglio solo fare meglio cose che in teoria so già fare.
Voglio lavorare meglio e di più come scrittore: ho un cuore di poeta.
Voglio continuare a prendere peso e ad allenarmi: FORSE sono l’Uomo Ragno.
Voglio studiare ancora più psicanalisi: è bella e mi dà senso al mondo.
Voglio, idealmente, sedurre qualcuno e ritrovare un po’ di affetto: sono un maiale, un uomo-suino.
Ma sì, tanto che mi frega di queste cose.
Va beh, “cose”.
Donne, si dice donne.
Anche quest’anno il primato musicale nella mia vita l’ha avuto Townes Van Zandt.
Se volete sentire come sono stato, ascoltate Rake, dovrebbe dire tutto. Se ci aggiungete Highway Kind, Second Lover’s Song, None But The Rain e Why She’s Acting This Way, avrete un pacchetto più completo di quello che ho provato.
Se volete sentire come voglio stare oggi e accogliere l’anno prossimo, ascoltate Delta Momma Blues e White Freightliner Blues, le ho avute in cassa mentre scrivevo sta menata.
Buon anno.
Ciao. O forse sarebbe più corretto dire “Addio”? Dopotutto, hai deciso di lasciare il mondo della comicità, il che è, contemporaneamente, una tragedia e un’opportunità. Tragedia per chi ti seguiva, perché perdere le tue battute è come perdere un’appendice: magari non serviva a molto, ma ora che non c’è più, fa male. Opportunità, perché se chiudi una porta e non si apre un portone, qualcuno potrebbe provare a sfondare una finestra, e io sono quel qualcuno.
Non sono qui a limonarti virtualmente dicendo che sei bravissimo (cosa che sai già, non fingiamo umiltà), ma seriamente: hai un talento che mi colpisce. E no, non nel senso che mi fa male fisicamente, anche se un po’ di dolore emotivo nel sapere che smetti c’è. La questione è questa: mi piacerebbe fare qualcosa con te. Che sia un blog, un video, un fumetto, una performance in cui tu reciti e io annuisco con aria intelligente, insomma, qualcosa.
So che siamo diversi, professionalmente parlando, ma c’è una strana sintonia. Una sintonia che, se fossimo di generi opposti, sfocerebbe in una dichiarazione d’amore. Purtroppo sono un uomo, quindi la proposta è puramente lavorativa. Ma lavoriamo insieme e vediamo cosa ne esce: al massimo, avremo qualcosa di comico, o una pessima decisione di cui pentirci in futuro. Entrambi gli scenari mi sembrano accettabili.
La mia mail la trovi qui nel blog.
Con rispetto e con la speranza che tu stia facendo la scelta sbagliata,
Augusto.
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